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Locandina di The Substance 3.5
The Substance (2024) · © I Wonder Pictures

Recensione

The Substance- La recensione del film

3.5 / 5 2024 Regia di Coralie Fargeat Visto il 07 novembre 2024

The Substance è un film che esplora l’immagine nella sua forza, nella sua centralità e nella sua importanza. È evidente fin dal titolo, che porta con sé un significato ambivalente: la “sostanza” non è soltanto il misterioso fluido assunto dalla protagonista, ma diventa progressivamente qualcosa di molto più ampio. È l’immagine stessa la vera sostanza del film.

Coralie Fargeat costruisce infatti un’opera in cui l’immagine non è semplicemente uno strumento attraverso cui raccontare la storia: è la storia. È ciò che determina il valore dei personaggi, ciò che condiziona le loro scelte e ciò attorno a cui ruota l’intera narrazione. Tutto passa attraverso il corpo, la sua esposizione e il modo in cui viene percepito dagli altri.

The Substance e il potere dell’immagine

Non è un caso che, soprattutto nella prima parte, i dialoghi siano ridotti all’osso. In The Substance è l’immagine a parlare, a raccontare e a suggerire ciò che le parole non hanno bisogno di spiegare. La macchina da presa osserva, insiste, amplifica e trasforma il corpo in un elemento narrativo centrale.

L’immagine è tutto. È la sola cosa che sembra contare in un mondo nel quale l’apparenza finisce per sostituire la persona. Il valore di un individuo viene così legato alla sua capacità di essere guardato, desiderato e riconosciuto, mentre ciò che non risponde più ai canoni imposti viene progressivamente escluso.

È qui che entra in gioco la giovinezza, presentata come una vera e propria chimera: qualcosa che si desidera recuperare a ogni costo, nella convinzione che possa restituire valore all’immagine e, di conseguenza, alla persona che la possiede.

Ma The Substance mette in discussione anche questa convinzione. Perché la giovinezza, una volta riconquistata, non è comunque perfetta. Anche il corpo giovane può essere fonte di insicurezza, ossessione e insoddisfazione. Il problema, quindi, non è semplicemente l’età, ma il rapporto che instauriamo con la nostra immagine e con l’idea che abbiamo di noi stessi.

La giovinezza come illusione

L’idea che la giovinezza possa davvero tornare è, in fondo, l’inganno alla base dell’intera vicenda. La promessa di poter recuperare ciò che il tempo ha portato via diventa una tentazione irresistibile, ma inseguirla a tutti i costi può condurre a conseguenze sempre più estreme.

L’anzianità, invece, dovrebbe essere accettata e vissuta con consapevolezza, senza che possa diventare un elemento discriminante. Il tempo che passa non dovrebbe determinare il valore di una persona, né stabilire se meriti ancora di essere vista, desiderata o considerata.

È proprio questa ossessione per l’apparenza a trasformare progressivamente il desiderio di perfezione in qualcosa di mostruoso. E non è un caso che The Substance si muova nel territorio del body horror: la deformazione del corpo diventa la rappresentazione concreta di un’ossessione che, inizialmente, sembra quasi desiderabile.

Il mostruoso non arriva dall’esterno. Nasce dalla ricerca esasperata della perfezione, dalla volontà di cancellare ciò che non accettiamo di noi stessi e dalla convinzione che esista una versione migliore, più giovane e più bella di noi che valga la pena inseguire a qualsiasi costo.

Coralie Fargeat e un cinema moderno e provocatorio

Il cinema di Coralie Fargeat è indubbiamente moderno, citazionista e provocatorio. La regista costruisce un film che non ha paura di spingere l’acceleratore, tanto sul piano tematico quanto su quello visivo, utilizzando il corpo e la sua trasformazione come strumenti per estremizzare il discorso sull’immagine.

Il finale, di forte impatto visivo, è sicuramente esagerato. Ma è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un’opera che, fin dall’inizio, ha scelto di mettere l’immagine al centro di ogni cosa. L’eccesso diventa quindi una conseguenza naturale della logica interna del film: se l’immagine è tutto, anche la sua distruzione deve necessariamente diventare spettacolare, disturbante e fuori misura.