← Tutte le recensioni
Locandina di Disclosure Day 4
Disclosure Day (2026) · © Universal Pictures

Recensione

Disclosure Day- La recensione del film

4 / 5 2026 Regia di Steven Spielberg Visto il 13 giugno 2026

Disclosure Day è un film divisivo: nella ricezione che ha suscitato e, prima ancora, nella natura stessa del suo impianto narrativo.

E, come chi nel film sostiene la condivisione e si batte per l’affermazione di una rivelazione, io non posso fare altro che schierarmi dalla parte di questo film.

Ho letto alcuni sostenere che, probabilmente, se questo non fosse un film di Steven Spielberg e, di conseguenza, non fosse incastonato all’interno della sua filmografia, sarebbe stato trattato in modo diverso. Grazie al piffero.

Ma proprio perché è un film di Spielberg, credo sia doveroso analizzarlo in questa prospettiva. Disclosure Day non è infatti un’opera isolata, ma un film che dialoga continuamente con il cinema di Spielberg, con i suoi temi, le sue ossessioni e il suo rapporto con le immagini.

Disclosure Day e il cinema di Steven Spielberg

Alla soglia degli ottant’anni, Spielberg non è più interessato a realizzare il grande blockbuster d’intrattenimento capace di catalizzare l’attenzione del grande pubblico. Piuttosto, soprattutto dopo The Fabelmans, continua a riflettere sul proprio percorso: sono numerosi i richiami al passato, così come quelli al proprio ruolo e al cinema stesso.

Il personaggio di Hugo, che si muove su un set nel set manovrando i protagonisti, è un palese riferimento alla figura del regista.

Non a caso, Disclosure Day è un film estremamente metatestuale, in cui le immagini ricoprono un ruolo primario.

Le immagini attraverso cui riunirsi; le immagini che ci restituiscono una realtà al di là di ogni tentativo di censura e manipolazione; le immagini attraverso cui indirizzare uno sguardo, personale ma anche collettivo, verso il prossimo.

Tutto questo è il cinema: il vero elemento alieno, l’unica religione capace di riunire un’umanità al collasso attraverso l’empatia, stimolando lo sguardo e l’ascolto.

È probabilmente questo il cuore della mia lettura di Disclosure Day: più che un semplice film di fantascienza sugli alieni, l’opera di Spielberg diventa una riflessione sul potere delle immagini e sulla capacità del cinema di mettere in comunicazione gli esseri umani.

Il cinema come atto di fede

Di fronte a tutto ciò, ogni piccola imprecisione, buco di trama o assurdità - ammesso che ce ne siano - perde completamente di senso e di interesse ai miei occhi.

Per Spielberg il cinema è un atto di fede, oltre che il mezzo espressivo più potente che esista: lo stesso che ama e ammira fin da bambino. E anche qui riaffiora il ritorno all’infanzia, elemento che attraversa in maniera evidente il suo cinema più recente.

Spielberg continua a padroneggiare il linguaggio cinematografico con assoluta maestria. Alcuni movimenti di macchina sono incredibili e dimostrano ancora una volta la capacità del regista di utilizzare la forma per affermare la propria verità.

È proprio per questo che Disclosure Day va, secondo me, guardato anche tra le righe. Non soltanto per ciò che racconta, ma per quello che dice sul cinema di Spielberg, sul suo rapporto con le immagini e sulla sua idea di cinema come strumento di conoscenza, condivisione ed empatia.

Se tutto questo ci sembra poco, allora forse dobbiamo davvero reimparare a guardare e ad ascoltare, anche e soprattutto tra le righe.