Recensione
Premessa: non essendo né tra i fan né tra i detrattori a priori di Snyder, questa recensione di Zack Snyder's Justice League è priva di qualsiasi tipo di pregiudizio. L’obiettivo, quindi, non è stabilire se la cosiddetta Snyder Cut rappresenti un risarcimento per i fan del regista o una vittoria nella lunga guerra interna al DCEU, ma capire semplicemente quanto funzioni il film.
La prima considerazione riguarda, inevitabilmente, la sua durata. Le quasi quattro ore di Zack Snyder's Justice League possono spaventare, ma la lunga durata di per sé non costituisce un ostacolo alla visione. Anzi, gran parte del minutaggio aggiuntivo rispetto alla versione cinematografica del 2017 è utilizzato per approfondire personaggi e situazioni che nel film originale erano stati inevitabilmente sacrificati.
Questo non significa, però, che tutte le quattro ore siano indispensabili. Diversi minuti avrebbero potuto essere recuperati attraverso qualche taglio, eliminando momenti che poco o nulla aggiungono alla trama. Jason Momoa protagonista del nuovo spot pubblicitario di Dior, giusto per citarne uno.
Il principale vantaggio della Snyder Cut di Justice League è proprio la possibilità di dedicare più tempo alla caratterizzazione dei protagonisti. Alcuni personaggi che nella versione del 2017 risultavano quasi accessori acquistano finalmente un peso maggiore all’interno della storia.
Primo fra tutti Flash, ancora insopportabile, ma fondamentale ai fini della trama. La sua presenza è più articolata e il suo ruolo nel gruppo risulta maggiormente comprensibile. Lo stesso discorso vale per Cyborg, sicuramente il character più riuscito dell’intero film e, probabilmente, quello che beneficia maggiormente del nuovo montaggio.
La sua storia personale, il rapporto con il padre e il conflitto interiore gli conferiscono una profondità che nella versione cinematografica del 2017 era praticamente assente. Non è più soltanto uno dei componenti della squadra, ma diventa uno dei veri motori narrativi del film.
Anche questo contribuisce a rendere la Justice League di Zack Snyder un’opera più compiuta rispetto alla precedente versione. Il maggior spazio concesso ai personaggi permette infatti di comprendere meglio le loro motivazioni e il motivo per cui la formazione della squadra sia necessaria.
Interessante anche la suddivisione in capitoli di circa quaranta minuti ciascuno, escluso l’epilogo. Una scelta che restituisce al film una struttura quasi episodica e che sembra essere l’indizio più evidente di come il progetto fosse stato realmente pensato, almeno in una delle sue possibili configurazioni, per essere fruito anche come una sorta di miniserie.
Non mancano, naturalmente, le note dolenti.
La prima riguarda l’eccessivo utilizzo dello slow motion, marchio di fabbrica del cinema di Zack Snyder. Se in alcuni momenti contribuisce a enfatizzare determinate immagini, nelle scene d’azione diventa spesso ridondante e finisce per appesantire il ritmo. E non viene utilizzato soltanto durante i combattimenti: il rallentatore diventa una presenza quasi costante, trasformando alcune sequenze in una successione di immagini fin troppo insistite.
Le scene d’azione, comunque, escluso questo aspetto, risultano abbastanza apprezzabili. Lo spettacolo non manca e la maggiore durata permette di sviluppare meglio alcuni degli scontri più importanti.
Tra gli elementi meno convincenti c’è invece la mono-espressiva Gal Gadot, che, va detto, è sempre un bel vedere. Anche alcuni dialoghi risultano banalotti, a tratti persino imbarazzanti, mentre i pochi momenti comici inseriti nel film non riescono realmente a far ridere.
È un aspetto interessante perché evidenzia una delle caratteristiche più problematiche dell’operazione: la Snyder Cut è più coerente con la visione estetica del suo regista, ma non necessariamente più equilibrata in ogni sua componente.
Tra le cose che funzionano meglio ci sono invece i villain.
Steppenwolf è notevolmente migliorato rispetto alla versione del 2017, e non soltanto per il nuovo look. Il personaggio acquista una presenza più credibile e una motivazione maggiormente definita, risultando finalmente all’altezza del ruolo di antagonista principale.
Anche Darkseid, seppur poco presente, risulta convincente. La sua introduzione contribuisce soprattutto ad ampliare le prospettive dell’universo narrativo e a suggerire uno sviluppo futuro della storia che, alla luce di ciò che sarebbe poi accaduto al DCEU, assume un valore quasi malinconico.
Per quanto riguarda la CGI, invece, non ho notato i grandi difetti evidenziati da molti. È certamente possibile trovare soluzioni visive più o meno convincenti, ma nel complesso gli effetti digitali non mi sono sembrati un elemento tale da compromettere la visione.
Arriviamo quindi alla questione più difficile: quanto questa sia davvero la versione che Zack Snyder avrebbe voluto realizzare inizialmente.
Non sono completamente convinto che questa fosse la reale versione inizialmente pensata da Snyder. Correggere il tiro a posteriori è certamente più facile, soprattutto quando si ha la possibilità di conoscere le reazioni del pubblico, le critiche ricevute e i problemi della precedente versione.
Ma, al di là di quanto ci sia di realmente “originale” e quanto invece sia stato ricostruito o ripensato, credo che lo si sia fatto nella maniera giusta.
Nel complesso, Zack Snyder's Justice League è un buon cine-fumetto, tra i migliori prodotti del DCEU e, a mio parere, migliore di diversi prodotti del Marvel Cinematic Universe. Non è un film perfetto e presenta evidenti problemi di ritmo e di equilibrio, ma riesce comunque nel suo obiettivo principale: intrattenere.
Mi sono divertito a guardarlo. E, soprattutto, l’epilogo mi ha lasciato una grande curiosità nei confronti del seguito di questa storia.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più frustrante dell’intera operazione.
Perché dopo quattro ore di film, quando finalmente l’universo narrativo sembra pronto ad aprirsi verso nuove possibilità, ci si trova davanti a una storia che, almeno in questa forma, non avrebbe avuto modo di proseguire.
Dirò di più: fossi nella Warner, considererei seriamente la possibilità di ritornare sui passi fatti.
Perché questa versione dimostra che qualcosa, nel progetto di Snyder, funzionava. Magari non tutto, magari non nella forma originale immaginata dal regista, ma abbastanza da lasciare la sensazione che ci fosse ancora qualcosa da raccontare.
Credo però che la strada sia ormai stata tracciata su un altro binario, percorsa a bordo di un treno destinato a deragliare.
Peccato!