Approfondimenti
14 settembre 2026

Wild Horse Nine (2026) · © Searchlight Pictures / Disney Italia
La Mostra del Cinema di Venezia è uno di quei momenti dell’anno in cui è difficile non lasciarsi trascinare dalle aspettative. Basta leggere una lista di titoli, incrociare qualche nome importante e iniziare a segnare mentalmente quelli da vedere.
Per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ho segnato sedici film che, per ragioni molto diverse, mi sembravano particolarmente interessanti: grandi autori al ritorno dopo anni di assenza, registi che considero tra le voci più interessanti del cinema contemporaneo, film capaci di muoversi tra generi diversi e qualche titolo arrivato al Lido con meno clamore, ma capace di regalare qualche sorpresa.
Ora che Venezia 83 si è conclusa, possiamo finalmente capire quali di questi film di Venezia 2026 hanno confermato le aspettative, quali hanno diviso la critica, quali hanno conquistato premi e, soprattutto, quali hanno già una data di uscita italiana e quali, invece, dovremo ancora aspettare.
Tra i film che mi incuriosivano maggiormente fuori concorso c’era Arrested Memory, nuovo lavoro di Sabu, nome d’arte di Hiroyuki Tanaka, autore giapponese che nel corso della sua carriera ha attraversato con grande libertà crime, commedia, azione e cinema surreale. Tra i suoi titoli più conosciuti ci sono Dangan Runner, Monday, Dead Run, Miss Zombie e Mr. Long. Il suo cinema è spesso costruito sul movimento, sull’assurdo e sulla capacità di far saltare continuamente le aspettative dello spettatore.
A Venezia 83 Arrested Memory è stato presentato il 7 settembre nella sezione Venice Open - Fuori Concorso, con una seconda proiezione pubblica l’8 settembre.
Al centro della storia c’è Lee, brillante ispettore della polizia di Taipei che, dopo aver perso la propria squadra durante un’operazione, sviluppa una grave forma di amnesia che decide di nascondere ai colleghi. Quando gli viene affidato il caso del rapimento del figlio di un potente uomo d’affari giapponese, la sua memoria continua a perdere pezzi proprio mentre l’indagine entra nel vivo.
Il risultato ha diviso la critica. Alcuni hanno apprezzato la libertà con cui Sabu mescola crime, azione e commedia assurda, arrivando a considerarlo un ritorno particolarmente riuscito al cinema di genere del regista. Altri hanno invece criticato la struttura frammentaria e la difficoltà del film nel trovare un equilibrio tra thriller e commedia.
Uscita italiana: al momento non risulta annunciata una data di uscita italiana. La distribuzione internazionale è affidata a Lucky Number.
Paul Schrader non ha praticamente bisogno di presentazioni. Sceneggiatore di Taxi Driver e autore di un cinema ossessionato da colpa, fede, redenzione e crisi individuale, negli ultimi anni ha ritrovato una particolare centralità grazie a First Reformed, The Card Counter e Master Gardener. Vederlo tornare a Venezia era quindi già di per sé una ragione sufficiente per tenere d’occhio il film.
The Basics of Philosophy è stato presentato il 4 settembre nella sezione Venice Open - Fuori Concorso.
Jack Huston interpreta John Jorissen, professore di filosofia in un piccolo college del Midwest che sta scrivendo un libro su Spinoza. La sua esistenza apparentemente ordinata viene però sconvolta dal ritorno di una persona legata a un passato che credeva sepolto. Il senso di colpa lo costringe così a interrogarsi sulla possibilità di cambiare e sul significato stesso della redenzione.
Il film ha trovato una critica complessivamente interessata alla nuova variazione sul tema schraderiano dell’uomo tormentato. The Guardian lo ha accolto come uno dei lavori migliori del regista dai tempi di First Reformed, sottolineando ancora una volta il suo interesse per mascolinità, morale e comportamento etico. Non sono però mancate osservazioni sulla reiterazione di temi e figure ormai familiari nel cinema di Schrader.
Uscita italiana: al momento della stesura non risulta annunciata una data italiana.
Cédric Kahn è uno dei registi francesi più interessanti quando si tratta di osservare individui fragili alle prese con istituzioni, famiglia e società. Tra i suoi lavori recenti ricordiamo La preghiera e L’innocent. Con 15/18 (A Place to Heal) porta a Venezia un film costruito a partire da un lungo lavoro di osservazione dei reparti di neuropsichiatria adolescenziale.
Il film, presentato il 4 settembre in Concorso Venezia 83, segue Lucia, diciassettenne che viene accompagnata dalla polizia in un reparto di neuropsichiatria per adolescenti. Qui ritrova l’amica Eloïse e conosce altri ragazzi, mentre medici e operatori cercano di gestire un ambiente attraversato da fragilità, tensioni e improvvisi momenti di leggerezza.
La critica ha apprezzato soprattutto il realismo e l’empatia dello sguardo di Kahn. Il film è stato descritto come un dramma corale capace di evitare, almeno per buona parte della sua durata, la retorica tipica dei racconti ambientati nelle strutture psichiatriche. Qualche riserva ha riguardato soprattutto la parte finale, giudicata da alcuni meno rigorosa rispetto al resto del film.
E Venezia ha riconosciuto il lavoro: Malou Khebizi ha vinto il Premio Marcello Mastroianni come giovane attrice emergente. Il film ha inoltre ottenuto il Premio della Croce Rossa Italiana e il Premio Lanterna Magica tra i riconoscimenti collaterali.
Uscita italiana: 18 novembre 2026, distribuito da I Wonder Pictures.
Se c’è un autore che può trasformare una storia apparentemente assurda in qualcosa di profondamente herzoghiano, quello è Werner Herzog. Regista, documentarista e viaggiatore cinematografico per eccellenza, Herzog continua a muoversi tra realtà e finzione con una libertà che lo rende ancora oggi impossibile da confondere con chiunque altro.
Bucking Fastard era quindi uno dei titoli che più aspettavo. Il film è stato presentato in Concorso Venezia 83, con la prima proiezione il 2 settembre e quella ufficiale per il pubblico il 3 settembre.
Kate e Rooney Mara interpretano Jean e Joan Holbrooke, due sorelle talmente unite da parlare all’unisono, amare lo stesso uomo e condividere gli stessi sogni. Una storia ispirata alle vere gemelle Greta e Freda Chaplin, al centro di un curioso caso giudiziario negli Stati Uniti negli anni Ottanta.
È stato uno dei casi in cui le aspettative hanno incontrato una risposta critica piuttosto fredda. Alcuni hanno riconosciuto la singolarità del soggetto e la presenza delle sorelle Mara, ma diverse recensioni hanno giudicato il film troppo esile, ripetitivo o addirittura privo di una reale ragione per esistere. The Guardian lo ha definito uno dei passi falsi di Herzog.
Uscita italiana: distribuzione affidata a I Wonder Pictures, ma nessuna data italiana ufficiale comunicata al momento della stesura.
Dopo The Father e The Son, Florian Zeller torna dietro la macchina da presa con un film che cambia prospettiva ma mantiene il suo interesse per i rapporti familiari, le percezioni e le crepe nascoste sotto una superficie apparentemente ordinata.
Bunker è stato presentato l’8 settembre in Concorso Venezia 83, con Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham e Paul Dano.
La storia ruota attorno a una coppia sposata da diciassette anni. Miguel, architetto, accetta di progettare un bunker di lusso per un miliardario della tecnologia che vuole proteggersi dall’eventuale collasso della società. Il lavoro lo costringe però a confrontarsi con le proprie convinzioni morali e finisce per incrinare il rapporto con la moglie.
L’accoglienza è stata decisamente più controversa rispetto ai precedenti lavori di Zeller. La coppia Cruz-Bardem ha convinto diversi osservatori, così come alcuni momenti visivamente forti, ma una parte importante della critica ha giudicato il film troppo didascalico, costruito su simbolismi evidenti e dialoghi poco incisivi. Vulture, per esempio, lo ha considerato una forte delusione nonostante il potenziale del progetto.
Uscita italiana: 21 gennaio 2027, distribuito da Notorious Pictures.
Pochi film arrivati a Venezia 2026 avevano alle spalle una storia produttiva paragonabile a quella di DAU. Il progetto di Ilya Khrzhanovsky nasce infatti da un esperimento cinematografico iniziato circa vent’anni fa, con la costruzione di un enorme set in Ucraina nel quale venne ricreato un istituto sovietico e centinaia di persone furono coinvolte in un processo immersivo radicale.
Al centro del film c’è il fisico Lev Landau, premio Nobel sovietico, interpretato dal direttore d’orchestra Teodor Currentzis. La storia segue il rapporto tra scienza, potere e libertà individuale all’interno del sistema staliniano, con Landau progressivamente costretto a confrontarsi con il rapporto tra le proprie scoperte e le esigenze militari dello Stato.
Presentato in Concorso Venezia 83, DAU ha diviso la critica ma ha impressionato per la sua scala, la radicalità dell’impianto visivo e l’unicità dell’esperimento. Per alcuni è un’opera monumentale e irripetibile; per altri, la durata e una certa difficoltà di ritmo ne limitano l’efficacia.
Venezia ha però premiato con decisione l’ambizione del progetto: Ilya Khrzhanovsky ha vinto il Leone d’Argento per la migliore regia.
Uscita italiana: al momento non risulta annunciata una data italiana.
Paolo Strippoli è una delle voci più interessanti del nuovo cinema fantastico italiano. Dopo Piove e La valle dei sorrisi, il regista continua a utilizzare gli elementi del genere per parlare di qualcosa di molto concreto: famiglia, identità, desiderio e paure che si nascondono dietro la normalità.
L’estranea è stato presentato in Concorso Venezia 83 il 7 settembre.
La protagonista è Anna, madre di una famiglia borghese apparentemente perfetta che vive a Bari nel 1999. Dietro la facciata del benessere, però, si nascondono frustrazioni, desideri irrealizzati e una crescente inquietudine. Il film prende la forma di un thriller psicologico e fantastico che trasforma la famiglia in uno specchio delle pressioni sociali.
La critica ha accolto positivamente soprattutto la capacità di Strippoli di portare l’horror dentro un dramma familiare, evitando di trattarlo come semplice esercizio di genere. Vogue Italia ha sottolineato proprio la dimensione di thriller psicologico e il modo in cui il film utilizza la famiglia come riflesso di una società più ampia.
Premi: nessun premio ufficiale, ma il film ha ottenuto il Premio ARCA Cinema Giovani per il miglior film italiano.
Uscita italiana: 8 ottobre 2026, distribuito da 01 Distribution.
Il ritorno di Danny Boyle a Venezia aveva qualcosa di inevitabilmente curioso: Ink è infatti il debutto del regista alla Mostra del Cinema di Venezia, nonostante la sua lunga carriera internazionale. Boyle arriva al Lido dopo Trainspotting, The Millionaire, Steve Jobs e Yesterday, con una filmografia costruita sulla velocità, sull’energia visiva e sulla capacità di trasformare sistemi sociali e personaggi in cinema ad alto voltaggio.
Il film, presentato in Concorso e scelto come opera di apertura della Mostra, racconta la nascita del Sun di Rupert Murdoch e Larry Lamb alla fine degli anni Sessanta, quando il giornalismo popolare britannico cambia radicalmente linguaggio e rapporto con il pubblico.
La critica ha riconosciuto al film energia, un cast efficace e una messa in scena estremamente riconoscibile, ma non tutti hanno apprezzato la sua aggressività formale. The Guardian lo ha definito volutamente sopra le righe, pieno di inquadrature inclinate, shock caricaturali e primi piani deformanti, giudicandolo però anche poco sottile. Altri lo hanno accolto come un’epopea pop elettrica e spietata sulla trasformazione del giornalismo.
Premi: Daniel Pemberton ha ricevuto il premio speciale Soundtrack Stars per la colonna sonora.
Uscita italiana: distribuzione affidata a Lucky Red, ma la data italiana non è ancora stata comunicata ufficialmente.
Hirokazu Kore-eda torna al manga di Tatsuki Fujimoto dopo l’adattamento animato del 2024, portando sul grande schermo una storia che sembra lontanissima dalle dimensioni familiari più riconoscibili del suo cinema, ma che in realtà parla ancora di legami, crescita, perdita e memoria.
Il regista giapponese, Palma d’Oro per Un affare di famiglia e autore di Father and Son, After Life e L’innocenza, è tornato in Concorso a Venezia 83. Il film è stato presentato il 7 settembre.
Fujino e Kyomoto sono due ragazze che condividono la passione per il disegno e il sogno di diventare mangaka. La loro iniziale rivalità si trasforma in un’amicizia profondissima che attraversa tredici anni, ambizioni artistiche, crescita e lutto.
La risposta critica è stata tra le più calorose del festival. Sono state apprezzate soprattutto la delicatezza della regia, la capacità di Kore-eda di lavorare con giovani interpreti e il rapporto tra immagine, suono e gesto creativo. Non sono mancate alcune riserve sulla parte finale e sulla struttura narrativa, ma il consenso è rimasto largamente positivo.
Il film non ha ottenuto premi nel palmarès ufficiale, ma è stato uno dei titoli più premiati dalle giurie collaterali: Cinema & Arts Award ex aequo, CinemaSarà Award, SIGNIS Award, UNIMED Award e menzione speciale Fanheart3.
Uscita italiana: 21 gennaio 2027, distribuito da Lucky Red in collaborazione con BIM Distribuzione.
Shinya Tsukamoto è uno di quei registi che difficilmente possono essere separati dal proprio immaginario. Da Tetsuo in poi ha costruito un cinema fisico, ossessivo e radicale, spesso interessato alla trasformazione del corpo e alla violenza della modernità. Negli ultimi anni ha inoltre sviluppato un importante filone antimilitarista con Nobi - Fires on the Plain e Hokage - Ombra di fuoco.
Mr. Nelson, Did You Kill People?, presentato il 4 settembre in Concorso Venezia 83, racconta la vera storia di Allen Nelson, afroamericano cresciuto in condizioni di povertà che si arruolò nei Marines, combatté in Vietnam e, dopo il ritorno negli Stati Uniti, trasformò il proprio trauma in una lunga attività pacifista.
Il film è stato letto dalla critica soprattutto come una riflessione sul trauma della guerra e sulla violenza come esperienza destinata a sopravvivere al conflitto. Tsukamoto porta il Vietnam dentro la mente e il corpo del protagonista, utilizzando un linguaggio visivo febbrile e disturbante. Alcuni recensori hanno però ritenuto che il film perda parte della propria forza nella seconda metà, cercando una catarsi più convenzionale.
Premi: il film ha vinto il Leoncino d’Oro, riconoscimento attribuito da Agiscuola/UNICEF.
Uscita italiana: al momento non risulta annunciata una data ufficiale.
Dopo l’Oscar conquistato da No Other Land, Yuval Abraham e Rachel Szor tornano a occuparsi del conflitto israelo-palestinese spostando però il punto di osservazione. NAZA nasce infatti da tre anni di lavoro investigativo e raccoglie testimonianze di membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano.
Presentato in Concorso Venezia 83, il documentario è costruito principalmente attraverso testimonianze registrate di notte sui tetti di Tel Aviv e prova a ricostruire i sistemi tecnologici e operativi utilizzati nella campagna militare a Gaza.
È stato uno dei film più discussi della Mostra, tanto per il contenuto quanto per le sue conseguenze politiche. La critica ha sottolineato la forza del dispositivo cinematografico e la scelta di concentrare il racconto sulle testimonianze, trasformando un’inchiesta giornalistica in un’esperienza audiovisiva estremamente essenziale.
Il film ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria di Venezia 83. Ha inoltre ottenuto diversi riconoscimenti collaterali, tra cui il Green Drop Award e il premio della giuria studentesca Ca’ Foscari dell’Edipo Re Award.
La sua presenza a Venezia ha inoltre generato una forte controversia politica in Israele, con critiche rivolte al film e ai suoi autori anche prima che il dibattito potesse esaurirsi sul terreno cinematografico.
Uscita italiana: dal 28 al 30 settembre 2026, distribuito da I Wonder Pictures.
Otto anni dopo Burning, Lee Chang-dong è tornato al cinema con un film che era già uno degli appuntamenti più attesi della Mostra. Il regista sudcoreano, autore anche di Poetry, Secret Sunshine e Peppermint Candy, è uno dei grandi nomi del cinema coreano contemporaneo e il suo ritorno aveva inevitabilmente un peso particolare.
Possible Love è stato presentato il 5 settembre in Concorso Venezia 83. Al centro ci sono due coppie appartenenti a mondi sociali molto diversi: una coppia della classe lavoratrice, segnata dalla perdita del lavoro, e una coppia benestante, con lei impegnata nella realizzazione di un documentario sul lavoro e sulle disuguaglianze.
Il film è stato accolto molto positivamente. La critica ha apprezzato soprattutto la complessità psicologica dei personaggi, la costruzione progressiva delle relazioni e la capacità di Lee di affrontare classe, desiderio e sfruttamento senza trasformare il film in una semplice parabola didascalica. La durata, superiore alle due ore e mezza, non ha impedito a molti recensori di considerarlo uno dei titoli più riusciti del concorso.
Il risultato finale è stato importante: Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria e Premio FIPRESCI come miglior film del Concorso Venezia 83.
Uscita italiana: non è prevista una distribuzione italiana in sala annunciata al momento; il film arriverà su Netflix dal 6 novembre 2026.
Lance Oppenheim è un giovane documentarista americano che con Primetime passa per la prima volta al lungometraggio di finzione. La scelta del soggetto è già significativa: il film prende spunto da To Catch a Predator, controverso programma televisivo americano condotto da Chris Hansen e incentrato sulla cattura di presunti predatori sessuali.
Robert Pattinson interpreta Hansen, affiancato da Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers. Il film è stato presentato il 6 settembre in Concorso Venezia 83.
Oppenheim costruisce un thriller dai colori noir che osserva il rapporto tra televisione, spettacolarizzazione del male e ricerca dell’audience. Il problema, secondo una parte della critica, è che il film sembra non decidere fino in fondo quale posizione assumere nei confronti del proprio protagonista e del fenomeno che racconta.
Pattinson è comunque uno degli elementi più discussi del film, grazie a un’interpretazione volutamente sopra le righe.
Uscita italiana: 15 ottobre 2026, distribuito da I Wonder Pictures.
Il ritorno di Nanni Moretti a Venezia era uno degli eventi italiani più attesi della Mostra. Sono passati 37 anni da Palombella rossa dall’ultima volta in cui il regista aveva presentato un film in Concorso al Lido, e questo rendeva Succederà questa notte un titolo inevitabilmente carico di aspettative.
Il film è liberamente ispirato ai racconti di Eshkol Nevo e segue Matteo e Greta, interpretati da Louis Garrel e Jasmine Trinca: due persone che continuano a incontrarsi nel corso degli anni, sempre nel momento sbagliato, mentre le loro vite prendono direzioni diverse.
La critica ha accolto con sorpresa il tono del film, molto più vicino al melodramma sentimentale di quanto ci si potesse aspettare da Moretti. Per alcuni è una delle sue opere più riuscite degli ultimi anni, capace di recuperare la componente romantica senza rinunciare alla sua identità; altri hanno invece trovato alcuni passaggi troppo sentimentali o meno convincenti.
Uscita italiana: 3 dicembre 2026, distribuito da 01 Distribution.
Martin McDonagh è tornato a Venezia dopo Gli spiriti dell’isola con quello che, almeno sulla carta, sembrava uno dei film più promettenti dell’intera selezione. Il regista di In Bruges e Tre manifesti a Ebbing, Missouri ha costruito ancora una volta una storia sospesa tra commedia nera, amicizia maschile e resa dei conti.
In Wild Horse Nine John Malkovich e Sam Rockwell sono due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua poco prima del golpe cileno del 1973. Tra passato, segreti e una missione sempre più difficile da controllare, McDonagh utilizza la Storia come sfondo per raccontare soprattutto due uomini arrivati al capolinea.
La critica ha accolto molto bene il film, anche se non in modo unanime. Sono state particolarmente apprezzate la sceneggiatura, la fotografia, il rapporto tra Malkovich e Rockwell e la capacità di McDonagh di mescolare malinconia e humour nero. Il principale punto di forza è però risultato John Malkovich, protagonista di una performance considerata da molti tra le migliori della sua carriera.
Venezia ha confermato questa impressione assegnando a John Malkovich la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile.
Uscita italiana: 5 novembre 2026, distribuito da Searchlight Pictures/Disney Italia.
E poi c’è il film che probabilmente ha cambiato più radicalmente il proprio status nel corso della Mostra. Prima dell’inizio di Venezia 83, Woman Unknown era uno dei titoli che attiravano l’attenzione soprattutto per il nome della regista May el-Toukhy, già autrice di Queen of Hearts. Al termine del festival è diventato il film da cui ripartire per parlare dell’intera edizione.
Il film, presentato in Concorso, è ambientato in Danimarca nel 1945. Marie è una giovane domestica e bambinaia che sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora. La nuova vita che sta costruendo rischia però di crollare quando il suo passato durante l’occupazione tedesca torna a perseguitarla.
La critica ha evidenziato soprattutto l’atmosfera da thriller psicologico, i richiami a Hitchcock e Rebecca, la dimensione politica della storia e la performance di Mathilde Arcel. Il film è stato letto come una riflessione sul modo in cui le donne abbiano pagato la guerra attraverso il proprio corpo, la vergogna e il controllo sociale.
Poi è arrivato il verdetto della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal: Leone d’Oro per il miglior film a May el-Toukhy e Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Mathilde Arcel.
È probabilmente il caso più evidente di questa edizione: un film che non aveva bisogno del premio per essere interessante, ma che dopo il Leone d’Oro diventa inevitabilmente uno dei titoli più attesi della stagione.
Uscita italiana: Lucky Red distribuirà il film in Italia, ma al momento non è stata ancora comunicata una data ufficiale.
Per Arrested Memory, The Basics of Philosophy, Bucking Fastard, DAU, Ink, Mr. Nelson, Did You Kill People? e Woman Unknown non risulta invece ancora una data di uscita italiana ufficiale.
Questo non significa necessariamente che non verranno distribuiti in Italia: significa semplicemente che, al momento, non abbiamo una data ufficiale da segnare sul calendario.
E forse è proprio questa la parte più interessante del dopo Venezia. La Mostra ci permette di individuare i film, di ascoltare le prime reazioni e di capire quali titoli potrebbero accompagnarci nei mesi successivi. Ma il viaggio vero comincia quando questi film arrivano finalmente nelle sale, sulle piattaforme o nei festival che li ospiteranno.
Per alcuni di questi titoli il conto alla rovescia è già iniziato. Per altri, invece, non resta che aspettare e sperare che trovino presto una strada anche per arrivare al pubblico italiano.