← Tutte le recensioni
Locandina di La stanza accanto 3.5
La stanza accanto (2024) · © Warner Bros. Pictures

Recensione

La stanza accanto- La recensione del film

3.5 / 5 2024 Regia di Pedro Almodóvar Visto il 03 gennaio 2026

Due amiche si ritrovano dopo anni, ma in circostanze particolari: una di loro è malata terminale e sta per morire. È da questa premessa che Pedro Almodóvar costruisce La stanza accanto, un film intimo e riflessivo che mette al centro il rapporto tra due donne e, soprattutto, il loro diverso modo di confrontarsi con la morte.

La morte come tema centrale

La morte è il tema centrale e il filo conduttore di La stanza accanto. Ingrid ha appena scritto un libro che parla anche della morte, un concetto che teme profondamente e che non riesce a considerare come qualcosa di naturale. Martha, invece, è una reporter di guerra che ha trascorso tutta la sua vita a stretto contatto con la morte.

Ora che anche per lei la morte è arrivata, il rapporto con essa cambia radicalmente. Martha non vuole opporre resistenza e desidera andarsene serenamente, accogliendola come un processo inevitabile. È proprio il confronto tra queste due prospettive a costituire il cuore del film: da una parte la paura della morte, dall’altra la sua accettazione.

Almodóvar utilizza quindi il rapporto tra Ingrid e Martha per interrogarsi non tanto sulla morte in sé, quanto sul modo in cui scegliamo di affrontarla e sulla possibilità di avere un controllo, almeno parziale, sulla fine della propria vita.

Il tema del doppio

Un altro grande tema del film è quello del “doppio”.

Già dal loro primo incontro, le due donne sembrano riflettere l’una l’altra, come due facce della stessa medaglia. Sono profondamente diverse nel modo di rapportarsi alla vita e alla morte, ma proprio per questo finiscono per completarsi e mettere reciprocamente in discussione le proprie convinzioni.

Non si può fare a meno di notare, tra le pieghe dello stile geometrico e coloratissimo di Almodóvar, gli echi di grandi maestri del cinema come Alfred Hitchcock e Ingmar Bergman. Riferimenti che non cancellano la personalità del regista spagnolo, ma sembrano dialogare con essa, soprattutto nella costruzione del rapporto tra le protagoniste e nella riflessione sulla morte, sull’identità e sulla solitudine.

La fine dell’individuo e quella dell’umanità

La stanza accanto offre inoltre uno spunto di riflessione più ampio sulla fine dell’umanità, vista come una sorta di suicidio collettivo accettato e alimentato quotidianamente dalla società.

È un’idea che entra in interessante contrasto con la scelta individuale di Martha: da una parte una persona che decide consapevolmente come affrontare la propria morte, dall’altra una società che sembra dirigersi verso la propria autodistruzione quasi inconsapevolmente.

Il confronto tra eutanasia individuale e autodistruzione collettiva amplia quindi il discorso del film oltre il rapporto tra le due protagoniste, inserendolo in una riflessione più generale sul modo in cui l’essere umano affronta la propria finitezza.

Di fronte a tutto questo, alcune ingenuità da “boomer” (come la pillola acquistata sul dark web e la rappresentazione di quest’ultimo) passano decisamente in secondo piano.

Nel complesso, La stanza accanto è un film che utilizza una storia apparentemente semplice per affrontare temi enormi: la morte, l’accettazione, l’amicizia, il doppio e il rapporto dell’uomo con la propria fine. Un’opera in cui Almodóvar continua a parlare della vita proprio attraverso ciò che inevitabilmente la conclude.